UNO DEGLI AUTORI DELLA QUALITA’ DI UN VINO: IL TERRENO
L’influenza del Terreno sul carattere organolettico dei vini
Relazione
del Presidente A.I.S. UMBRIA in occasione del convegno
“I Paesaggi del Vino” organizzato dall’Università di
Perugia - Dipartimento di Scienze della Terra - e da A.I.S. UMBRIA
IL 6/8 FEBBRAIO 2004
PREMESSA
La qualità ed il carattere di un vino sono determinati da
innumerevoli fattori, ed i due che rivestono un maggiore
interesse sono il Terreno ed il Vitigno o meglio il Terroir ed
il Vitigno.
Terroir, termine di non facile traduzione, non si riferisce alle
sole caratteristiche di composizione e struttura del terreno, ma
anche a molte condizioni legate al microclima, al
vitigno/portainnesto, alle tecniche colturali, cioè alle varie
interazioni tra l’ambiente e la viticoltura. Da ciò né deriva,
che per produrre vino di qualità è fondamentale individuare il
più corretto “ecosistema viticolo naturale”, costituito
dall’interazione tra clima, terreno e l’entità biologica
vitigno/portainnesto.
La vite è una pianta non molto esigente nei confronti del
terreno, può prosperare in terreni poveri e magri di scarsissima
fertilità.
Tutto ciò spiega la sua larghissima diffusione in zone
altrimenti inadatte ad altro tipo di agricoltura, come le
colline impervie, le pianure ciottolose, le riviere scoscese
lungo i corsi d’acqua, ecc. . Quanto più le radici della vite
affondano nel terreno, tanto più complesso e costante è
l’ambiente in cui si trovano e minore sarà la dipendenza dai
trattamenti (ad es. concimazioni) e dagli agenti atmosferici (ad
es. alluvioni).
Un apparato radicale profondo, in terreni drenati, porta alla
produzione di qualità senza irrigare. Tale apparato, assorbe
l’acqua con regolarità evitando fessurazioni della polpa con
minori attacchi di muffe (Botrytis). Viti “vecchie” con lunghe
radici, producono meno grappoli ma di elevata qualità.
I grandi vini del mondo sono prodotti in terreni aventi un
profilo stratigrafico ed una conformazione geologica dalle
proprietà chimico-fisiche-microbiologiche molto diverse tra
loro. Né consegue, che nell’ambito dell’ “ecosistema viticolo”
il terreno riveste un ruolo che non va trascurato. Infatti,
favorisce lo sviluppo di un ben preciso carattere del vino, come
dimostrano i seguenti esempi:
• Il “Pinot Nero”, lo “Chardonnay” ed il “Pinot Meunieur” danno
origine ai migliori spumanti in terreni calcarei e poveri di
potassio;
• Il “Gamay” predilige invece, terreni porfirici;
• I “Cabernet” preferiscono i terreni ciottolosi, calcarei o
rossi;
• Il “Nebbiolo” trova la sua massima espressione nelle marne
calcaree ed in terreni acidi.
Ecco quindi, che vini di elevata qualità, alta gradazione
alcolica, fini e molto profumati provengono da terreni
ciottolosi e permeabili; vini fini, delicatamente profumati ma
poveri di colore provengono da quelli sabbiosi.
Vini più colorati, complessi, ricchi di estratti, longevi –
anche se in gioventù presentano una certa durezza e spigolosità
al gusto – provengono da terreni dove vi è una certa presenza di
argilla. Vini di grande eleganza e finezza gusto-olfattiva, dai
toni aromatici ben evidenziati e sviluppati, più leggeri di
corpo, provengono da terreni dove è elevata la presenza di
calcaree. Un ruolo non meno importante, per la qualità del vino,
lo riveste la composizione chimica dei terreni. Lo studio dei
terreni per un loro utilizzo vitivinicolo è così orientato ad
approfondire molti aspetti sulla natura geologica dei terreni
quali:
• La natura e l’età litologica della roccia e del suolo;
• La profondità esplorabile dalle radici con l’eventuale profilo
stratigrafico del terreno;
• La tessitura del suolo (scheletro e granulometria delle terre
fini);
• La permeabilità sia superficiale che profonda del terreno.
Questi, vanno a comporre, insieme agli indici bioclimatici ed ai
risultati qualitativi dei vitigni le “carte vocazionali
viticole”. Paesi come la Francia, l’Italia, la Spagna sono
ricchi di queste realtà ed evidenti caratterizzazioni sono
riscontrabili nei loro più famosi vini. Esempi autorevoli sono
le Regioni come la “Borgogna”, il “Bordeaux” e la “Champagne” in
Francia; il “Piemonte”, il “Friuli Venezia Giulia”, l’ “Umbria”
e la “Sicilia” in Italia; lo “Jerez” in Spagna ecc. come di
seguito meglio descritto.
LE CARATTERISTICHE PECULIARI DEI TERRENI
VOCATI ALLA VITICOLTURA IN RELAZIONE ALLE CARATTERISTICHE
ORGANOLETTICHE SENSORIALI DEI VINI: ALCUNI ESEMPI
BORGOGNA
La Borgogna viticola, terra del “Pinot Nero”, dello “Chardonnay”
e del “Gamay”, si estende da Diogione fino a pochi chilometri
dalla periferia nord d Lione e comprende le sue principali zone
viticole sono lo “Chablis”, la “Coté d’Or” ed il “Beaujolais”.
La zona di “Chablis”, nel Dipartimento dell’Yonne, tra Parigi e
Digione, è il regno del vitigno “Chardonnay”. Il Terreno è
formato soprattutto da argilla calcarea, chiamata “Kimmerdge” –
orlo di un enorme bacino sommerso con una ricca presenza di
gusci d’ostriche – substrato nel quale questo vitigno si esprime
in tutta la sua finezza. I vini hanno colori dalle luminose
tonalità dorate, profumi intensi con sfumature di pietra focaia
e grafite; al palato sono secchi, di grande purezza e corpo
prorompente con fresca vivacità e sapidità (soprattutto nelle
annate più fresche). Caratteristiche perfette per accompagnare
salmone affumicato, ostriche di Belau e scampi saltati con
funghi, carni bianche arricchite con salse cremose e formaggi
come il Poulignj – Sant – Pierre. La zona della “Coté d’Or”, si
trova nel cuore della Borgogna, patria dei grandi vini rossi
ottenuti da uve “Pinot Nero”. I Terreni sono profondi, ricchi di
sostanze minerali, molto variegati nelle percentuali di gesso,
sabbia, breccia e argilla, su pendii con esposizione Sud-Est.
Qui troviamo, grandi vini longevi, strutturati e ricchi, dal
colore con trama cromatica intensa, profumo dall’intenso bouquet
dove si liberano piacevoli sentori di liquirizia, violetta e
leggera vaniglia che esprimono al gusto un corpo vellutato,
caldo ed elegante. Vini rossi inestimabili, da abbinare a grandi
preparazioni di carni rosse e selvaggina da piuma, oltre che a
formaggi saporosi come il Camembert e l’E'poisses. La zona del “Beaujolais”,
corre parallelamente al corso del fiume Saône, dove dominatore
incontrastato è il vitigno “Gamay”. Qui, tale vitigno riesce a
dare il meglio di sé, grazie alla particolare composizione del
terreno che presenta uno strato misto di argilla. I vini
ottenuti, anche se poco longevi, sono di buona struttura, si
caratterizzano per i loro profumi fruttati, intensi, abbastanza
complessi anche al gusto; da abbinare a pâté, carni di maiale
arrosto e formaggi come Brie de Meaux.
BORDEAUX
La zona di Bordeaux, compresa tra le vallate della Garonna e
della Dordogna, è il più vasto territorio al mondo per la
produzione dei vini rossi di grandissimo pregio. L’elemento
fondamentale, di tale eccellenza viticola, è l’insieme dei
particolarissimi terreni che possiede corrispondente alle zone
del “Mèdoc”, delle “Graves” e del “Libournais”. La vite è
prevalentemente coltivata sui pendii ghiaosi, sabbiosi,
ciottolosi, poveri di acidi che obbligano la vite ad
approfondire le proprie radici fino alla profondità di 4-5 m. La
zona del “Mèdoc”, sulla riva sinistra della Garonna e
dell’insenatura della Gironda, è caratterizzata da terreni
ricchi di breccia e ghiaia che, attuano un drenaggio ottimale
delle acque piovane in primavera ed in autunno, e riflettono il
calore del sole durante la notte verso i grappoli che continuano
la loro lenta maturazione. Ambiente ideale per la coltivazione
dei vitigni “Cabernets” (Cabernet Franc e Sauvignon) ed il
“Merlot”, da cui si ottengono nobili vini dal grande equilibrio
gustativo. Tali vini hanno colori profondi dal rosso rubino al
granato di notevole cromatismo e lucentezza, profumi penetranti
e sottili, compatti, morbidi ed eleganti al gusto – ma anche
ricchi di sostanze polifenoliche (tannini) – che danno un
impronta di durezza gusto-olfattiva da richiedere un lungo
affinamento in botti e poi, in bottiglia. Altresì, sulla riva
destra della Dordogna, nel Libournais, abbiamo terreni aventi
natura argillosa, calcarea, sabbiosa-ghiaiosa su un substrato
ferroso. Qui, il vitigno “Merlot” trova la sua massima
espressione, così da ottenere vini dall’intenso colore, di
grande ricchezza olfattiva ed eccezionale eleganza e morbidezza
gustativa.
CHAMPAGNE
La zona dello Champagne, tra Reims ed Epernay, area più
settentrionale della Francia dove viene coltivata la vite e
prodotto il vino “Champagne” – le bollicine più famose del mondo
– da un vino base, dove gli unici protagonisti sono i vitigni
“Chardonnay”, “Pinot Nero” e “Pinot Menieur”. Qui, i terreni –
un tempo ricoperti dai mari, poi ritirati – sono ricchi di un
sedimento gessoso definito “Craie”. Questo è il fattore più
importante per la grandezza dello “Champagne” dal punto delle
sue caratteristiche organolettiche. Tale sedimento immagazzina
il calore del sole e lentamente lo restituisce al vitigno;
inoltre, assicura un perfetto drenaggio, cede umidità costante
alla vigna e grazie, anche alla presenza di Bellennite, dona
finezza ed eleganza al vino base. Dopo un accurata e consolidata
elaborazione del vino base otteniamo “Champagne” dai colori
dorati, dai profumi di grande ampiezza, fragranza e da un ricco
e composito bouquet (fruttato, fragrante, floreale) e dal gusto
fresco e morbido di grande struttura.
PIEMONTE
Regione ricca di colline e montagne, rappresenta una delle
Regioni italiane che dominano il panorama enologico del nostro
Paese. Grandissimi sono i suoi vini a base del vitigno
“Nebbiolo”. Tra le zone vitivinicole più importanti si annovera
la zona di “Barolo”, dove componente fondamentale del terreno è
rappresentata da marne bianche calcaree bluastre e da sabbie
grigio giallastre con diverse sovrapposizioni che, proprio per
la natura del terreno e per le caratteristiche organolettiche
dei vini ottenuti, può essere suddivisa in tre differenti
“sottozone”. Ognuna di queste zone ha picchi qualitativi unici,
grazie alla natura del sottosuolo e del microclima. La prima è
compresa tra i comuni di La Morra e Barolo, il terreno è
costituito da marne grigio bluastre che diventano di tonalità
grigio biancastre in seguito all'azione degli agenti
atmosferici. Questi sedimenti, chiamati marne di Sant' Agata,
sono composti di argille miste a sabbie finissime ed impregnate
di una forte componente calcarea. Il “barolo” proveniente da
queste zone è mediamente alcolico, elegante, dal profumo intenso
e fragrante, di pronta maturazione. La seconda zona appartiene
ai comuni di Castiglione Falletto, Barolo e Monforte. Il
sottosuolo è formato principalmente da strati di sabbia più o
meno compatta di colore grigio-bruno giallastro alternati ad
arenarie grigie: questo terreno corrisponde alle Arenarie di
Diano. La terza ed ultima zona è quella di Serralunga con
terreni composti da strati di sabbia o di arenarie
grigio-rossastre alternati a marne grigie ricche di ferro: le
formazioni di Lequio. Da queste due ultime zone si ottiene un
vino di maggiore gradazione alcolica, robusto, pieno e molto
longevo. Vini in grado di esaltare i sapori ed i profumi dei
piatti della sostanziosa cucina piemontese a base di carni rosse
e selvaggina, funghi e formaggi stagionati.
FRIULI – VENEZIA – GIULIA
Terra di grandissimi vini bianchi, dove i vitigni tradizionali
più importanti sono il “Tocai Friulano”, il “Verduzzo Friulano”,
la “Ribolla Gialla” ed il “Picolit”. Ruolo fondamentale è svolto
dai terreni, nella zona collinare tra Udine e Gorizia, dalle
caratteristiche uniche, dotati di uno strato denominato “Flysh
di Cormons”. E’ proprio sui ronchi di queste colline che le
vigne meglio esposte arricchiscono l’uva di minerali ed
estratti, dando vita alle due famosissime zone “Collio” e “Colli
Orientali del Friuli”. I vini si presentano con profumi intensi
e fragranti, con ricordi agrumati e di limoncella e con
freschezza gustativa accentuata, per quelli di “Tocai Friulano”,
che diventano eleganti e complesse con sfumature fruttate più
morbide nei vini di “Ribolla Gialla”. Particolari, inoltre, sono
le sensazioni olfattive e gustative del vino “Picolit”, dove un
colore giallo dorato con riflessi ambra, profumi percorsi da
sfumature di confettura di pesca gialla, di mele cotogne, di
fiori appassiti e miele, anticipano al gusto un sapore morbido e
dolce, allo stesso tempo sapido ed equilibrato con viva
freschezza, che lo rendono unico. Tali vini sono abbinamento
ideale con antipasti a base di prosciutto San Daniele, con
minestre e brodetti di mare, fritti di polenta, frittate agli
asparagi di Grado o dolci come lo “strucolo Goriziano”.
UMBRIA
In Umbria, per quanto riguarda la viticoltura, particolare
importanza rivestono le zone collinari attorno al Lago
Trasimeno, Assisi, Perugia, Montefalco e Orvieto dove trovano un
terreno ideale i vitigni bianchi “Grechetto”, “Trebbiano
Toscano” e “Verdello”; mentre “Sagrantino”, “Sangiovese”,
“Ciliegiolo” e “Canaiolo” sono i protagonisti indiscussi di uve
a bacca rossa. I terreni sono di tipo argilloso-calcareo, con
presenza di marne grigie, tufi e residui vulcanici con ottima
permeabilità. I vini ottenuti, vanno da un colore rosso rubino
intenso fino a riflessi granati, profumi eleganti di frutta a
bacca rossa e confettura, di spezie con note che si aprono al
pepe nero, al cardamomo, al tabacco, e a suadenti note di
liquirizia; al gusto si contraddistinguono per un elegante
rapporto acido/tannico e per una buona sapidità minerale; la
morbidezza e l’equilibrio sono tal volta imponenti come si
riscontra spesso nei vini “Torgiano Rosso Riserva” e “Sagrantino”.
I vitigni bianchi, invece, ci regalano vini di un bel colore
giallo paglierino tendente al dorato, con profumi delicatamente
fruttati, sapore secco e ben strutturato; emblematico esempio
sono i vini “Orvieto Classico”. Abbinamenti ideali, valutando
sempre la tipologia, sono con la strutturata ma semplice cucina
umbra, quali Spaghetti al tartufo nero di Norcia, Palombacci
alla Todina, Trota alla griglia, Regina in porchetta, Zampone di
Cinghiale, Porchetta, Pollo alla cacciatora, Umbricelli al
rancetto o per i dolci, quali la Rocciata di Assisi, la
Cicerchiata, il Torcolo di San Costanzo, gli Struffoli, il
Torciglione, le Fave dei morti………
SICILIA
Grande isola del Mediterraneo, grandissima importanza dal punto
di vista enologico. La sua produzione si concentra soprattutto
nella parte occidentale dove i vitigni “Nero d’Avola”, “Inzolia”,
“Cataratto”, “Damaschino” e “Grillo” – quest’ultimi usati per la
produzione del Marsala – “Malvasia delle Lipari” e “Zibibbo”,
danno origine a vini di elevata qualità ed eccellenza. I terreni
nella parte nord-orientale dell’isola sono di tipo argilloso e
gessoso – solfiferi, quelli della parte occidentale presentano
invece, arenaria ed argilla fino ad arrivare a terreni di tipo
vulcanico delle Isole Eolie e di Pantelleria. I vini, si
presentano con un colore rosso rubino impenetrabile e dai
profumi molto intensi con decisi accenti di mora, mirtillo e
prugne, seguiti da spezie e grafite su uno sfondo di viola e
vaniglia, dal gusto potente, morbido - per quelli a base di
“Nero d’Avola”; per arrivare poi, ad un vino dal caratteristico
colore ambrato, dai profumi intensi che ricordano il miele,
fiori di zagara, frutta candita, agrumi, precursori al gusto
dolce e morbido rinfrescato da sapidità e acidità, espressione
di un equilibrio in ogni sfumatura quale il “Passito di
Pantelleria”.
SPAGNA
In Spagna, nella Regione dell’Andalusia, viene prodotto il vino
più importante del Paese, lo “Jerez” – vino liquoroso molto
amato nel mondo. La sua massima espressione qualitativa proviene
dal Distretto di Jerez de la Frontiera, dove un ruolo molto
importante è svolto dal terreno - l’Albariza – dal colore bianco
e ricca di calcaree, presente in quantità massicce lungo la
costa e nella Valle del Guadalquivir. Nella parte orientale del
Distretto, si trova invece il “Barro” un’argilla calcarea e
scistosa. Altresì, nella zona costiera troviamo l’“Arena”, un
terreno ricco di scisti sabbiosi con silice e miche. Questi
terreni hanno la capacità di trattenere l’acqua piovana e, nei
mese estivi, formano una “crosta” che né impedisce
l’evaporazione. I vitigni, utilizzati per la produzione dello
“Jerez” sono il “Palomino de Jerez”, il “Pedro Ximènez” e il
“Muscat d’Alessandrie”. Tali terreni, però, non influiscono in
modo positivo sulle caratteristiche organolettiche dello
“Jerez”, in quanto, il vino ottenuto non possiede aromi di base
pregevoli. La grandezza organolettica di questi vini è data
dallo sviluppo di colonie di lieviti denominati – velo di Flor –
che, durante la maturazione e l’affinamento, si forma sulla
superficie delle botti tenute scolme. Il Flor protegge il vino
dall’ossigeno, riduce il tenore dell’ alcol e quello
dell’acidità conferendo quel carattere di unicità
gusto-olfattiva fatta di profumi e sensazioni che si
contraddistinguono per la grande ampiezza e complessità e per il
colore inconfondibile. Infatti, a seconda della tipologia
prodotta (Fino, Manzanilla, Amontillado, Oloroso, ecc.), il
colore ha un cromatismo che và dal giallo paglierino, al dorato,
all’ambrato, molto ricco di profumi dove spiccano quelli di
mandorla e mallo di noce; il sapore è asciutto, moderatamente
maderizzato, morbido, pieno, talvolta delicatamente amabile, di
acidità moderata ma con spiccata sapidità (soprattutto il fino e
il manzanilla). Gli Jerez, a seconda della tipologia presa in
considerazione, sono adatti ad abbinamenti con antipasti di
olive, frutti mare, crostacei, molluschi e affettati dolci,
formaggi piccanti, anche stagionati, frutta secca - in
particolare nocciole, mandorle e noci -, dolci in genere e
confetteria.
CONCLUSIONI
La qualità di un vino, e quindi le sue caratteristiche
organolettiche sensoriali, sono influenzate dalle
caratteristiche fisiche, dal colore e dalla composizione chimica
del terreno, le quali legano indissolubilmente la “Terra” -
parte di un Territorio, di una Zona geograficamente ben
delimitata – al vitigno. Questo, determina l’originalità e la
tipicità di ogni singolo vino, conducendo ad una protezione del
territorio attraverso una sua “zonazione” così da consentire una
programmazione delle destinazioni dei territori al fine di
migliorarne la qualità, stabilendo una gerarchia di rapporto. Si
sono costruite, quindi, delle corrispondenze tra la natura del
terreno e le caratteristiche organolettiche di un vino – esempi
né sono la tabella di Carpentieri (1930) e quella più recente di
Mario Fregoni, sotto riportate:
Tabella di Carpentieri:
| in terreni |
si ottengono vini |
| Vulcanici, asciutti |
Alcolici, profumati, fini |
| Granitici, sabbiosi |
Alcolici, molto fini |
| Rossi, ferruginosi |
Alcolici, molto colorati |
| Calcarei, sciolti, ciottolosi |
Alcolici, fini |
| Calcarei, sabbiosi, leggeri |
Alcolici |
| Argillo-calcarei, compatti |
Colorati, tannici, aspri |
| Argillo-calcarei, mezzani |
Comuni |
| Argillosi, fertili, non umidi |
Mediocri, poco serbevoli |
| Freschi, fertili |
Poco alcolici, leggeri, poco serbevoli, scadenti |
Tabella di Mario Fregoni:
| in terreni |
si ottengono vini |
| Ciottolosi-permeabili |
Di elevata qualità, alta gradazione alcolica, fini
ed intensamente profumati
|
| Sabbiosi |
Fini, delicati, profumati, poveri di sostanze
estrattive |
| Tendenzialmente argillosi |
Ricchi di estratto, morbidi, di buona acidità e di
lunga conservazione |
| Pesanti e molto argillosi |
Ricchi di estratto, aromatici, intensamente
colorati, spesso disarmonici e grossolani |
| Umidi |
Di bassa gradazione, molto acidi, ricchi di
sostanze proteiche |
| Calcarei |
Molto alcolici, di bassa acidità e profumati. Si
considerano in questo gruppo anche i terreni marnosi,
ricchi di sali minerali e le terre rosse che generano
vini di qualità eccelsa |
| Ricchi di humus |
Grossolani, instabili, poveri di estratto. Non
hanno pregi particolari |
| Acidi |
Fini, delicati, non eccessivamente ricchi di corpo
e di colore. Sono tuttavia di ottima qualità |
Tutto ciò, ha permesso di definire e valorizzare
le particolarità sensoriali di ogni vino, rispetto alla
rappresentabilità delle diversità geo-pedologiche costruendo
così dei “profili sensoriali” ben precisi per ogni bacino
geografico di produzione di un vino.
Il consumatore, in tal modo, ha la percezione della “tipicità di
quel vino” perché essa è correlata al terreno di un ben preciso
territorio, apprezzando al meglio il prodotto e legando
indissolubilmente le proprie emozioni ad uno specifico
territorio.
Ringraziamenti
Sono profondamente grato alla Prof.ssa Gregori per aver
consentito l’approfondimento in occasione di “I Paesaggi del
Vino” ed al Somm. Marco Servili (Vice Presidente A.I.S. Umbria e
Delegato di Assisi) – fine degustatore – che mi ha ragguagliato
sull’argomento con preziosi suggerimenti e consigli durante la
stesura di questo lavoro.
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